Osservatorio Antimafie della Brianza*

Osservatorio Antimafie della Brianza*
I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

mercoledì 4 ottobre 2017


LE VIE DELLA COCAINA SONO INFINITE: CORRIDOIO BRIANZA

Molti si chiedono perché la ndrangheta ha scelto il territorio della Brianza lecchese, milanese e comasca da colonizzare e usare come presidio permanente e crocevia dei propri affari? Proviamo con questo contributo a dare alcune risposte che sicuramente non sono esaustive perché l’organizzazione criminale è sempre in movimento per non esporsi alle massicce attività di contrasto sviluppate dallo Stato. E dobbiamo subito sottolineare che, contrariamente all’intervento militare, non c’è sul territorio un contrasto della politica brianzola alle attività corruttive che ormai lo hanno devastato e ammalorato.

Uno degli elementi motivazionali per tale situazione è determinato dal fatto che la ndrangheta si muove essenzialmente per fatto economico: gli affari. Semplicemente dove ci sono i soldi si fanno affari, punto. Poi anche la posizione geografica della Brianza. Questo territorio è proprio al centro dell’Europa e dunque è una sorta di porto intermodale per smistare le enormi partite di droga che arrivano dal porto di Gioia Tauro. Destinazione nord Italia (est-ovest) e centro e nord europa (nord).

Cosa scrive la DIA nella sua relazione semestrale del 2016:
"Gli assetti criminali che interessano il mandamento tirrenico continuano ad essere fortemente caratterizzati dalla presenza della cosca PIROMALLI, operante nella piana di Gioia Tauro, cui si affiancano le cosche MOLÉ e OPPEDISANO, tutte negli anni risultate coinvolte nelle attività del porto di Gioia Tauro, dove anche nel semestre sono state sequestrate diverse centinaia di chilogrammi di cocaina provenienti dal sud America."



(…..)

"Tra i destinatari dei provvedimenti figurano l’elemento apicale della ‘ndrina COMMISSO (già detenuto per altra causa), suoi affiliati e personaggi legati alle cosche PESCE di Rosarno e DE MASI di Gioiosa Ionica, oltre che un funzionario pubblico infedele in servizio presso la frontiera marittima del porto di Gioia Tauro. Questo forniva informazioni utili ad eludere i controlli nello scalo portuale, ovvero informazioni riservate sui container che sarebbero giunti al porto e sull’uscita degli stessi dall’area portuale.

(…..)

"È quanto emerso, nel recente passato, dall’operazione Total Reset dell’aprile 2015, che oltre a condurre alla confisca di una villa di pregio nel comune di Baden bei Wien, ha confermato come le potenti ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro (RC) fossero in grado di avvalersi della collaborazione di numerosi affiliati e prestanome trasferitisi in Austria per reinvestire i proventi delle attività illegali"
 
 



Tutte le ndrine citate sono attive in Brianza e i loro referenti sono stati arrestati in più occasioni fra il lago di Como, Mariano Comense, Giussano e Seregno durante l’attività di contrasto emerse dalle inchieste "Infinito, Ulisse e Bagliore". Inoltre da non sottovalutare il fatto che nel cuore delle Brianza a Verano risiede la famiglia Mancuso, potente ndrina che ha il monopolio del traffico internazionale di cocaina, come emerso da innumerevoli indagini, arresti e processi del sodalizio di Limbadi in Calabria.

Nel porto di Gioia Tauro, solo nel 2017, in quattro distinte operazioni, sono stati sequestrati più di 1000 chilogrammi di cocaina da raffinare e immettere sul mercato di Milano e per altre destinazioni come già descritto per un valore di decine di milioni di euro; un investimento che avrebbe fruttato circa 2 miliardi di euro. Secondo l’Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze in Europa (E. M. f. D.) sono quasi 4 milioni i consumatori abituali di sola cocaina. La città di Milano, sempre secondo EMfD. Si consumano circa 3kg di cocaina all’anno ogni 1000 abitanti. Questo dato è supportato da una indagine epidemiologica condotta dall’ASL di Milano, e confermata dall’Istituto Mario Negri, che ha rilevato che i consumatori abituali di cocaina a Milano sarebbero oltre 100.000. Questo è il mercato di Milano al quale rivolge le sue attenzioni l’organizzazione efficiente della ndrangheta, per fornire tutti i giorni almeno 5 grammi di sostanza a consumatore; ma questo solo per la città di Milano. Si pensi che dalla Brianza transita cocaina che poi viene diretta al porto di Genova per il sud ovest dell’Europa, via Marsiglia e per il nord via Brennero o per la rotta balcanica. Leggiamo cosa scrive sempre la DIA nella sua relazione semestrale 2016:

 


"La strategia di propagazione, all’estero, degli interessi della ‘ndrangheta non appare dissimile da quella appena descritta con riferimento alle proiezioni ultraregionali delle cosche. Quest’ultime, infatti, nel riprodurre strutture criminali analoghe a quelle delle zone di origine, interpretano il territorio oltre confine come aree da colonizzare innanzitutto sotto il profilo economico o come basi logistiche strumentali ai grandi traffici di stupefacenti. Il tutto, secondo quella logica unitaria che la Corte di Cassazione ha sancito, nel mese di giugno, con la storica sentenza relativa all’indagine Crimine, e che ora fornisce ulteriori strumenti interpretativi per le evidenze info-investigative raccolte nella seconda parte dell’anno. Come accennato, due appaiono le direttrici percorse: una attinente al traffico internazionale di droga, l’altra al reimpiego ed al riciclaggio dei capitali illeciti. Con riferimento al primo aspetto, la "rotta atlantica" si conferma il principale canale utilizzato dalla ‘ndrangheta per l’importazione di cocaina, che dai Paesi del Sud America viene sovente fatta triangolare nei porti dell’America centrale

– leggasi Panama – o del nord Africa, per poi arrivare in Europa mimetizzata tra la merce stipata nei container. In proposito, il porto di Gioia Tauro si conferma la principale struttura di riferimento delle cosche sul piano nazionale. Per quanto attiene, invece, al riciclaggio di denaro – in larga parte alimentato proprio con le risorse derivanti dal traffico di stupefacenti – le indagini del semestre evidenziano un rinnovato interesse per i Paesi dell’Est Europa, segnatamente la Romania, utilizzata sia per investire capitali in progetti immobiliari, sia per drenare risorse dal territorio nazionale verso società del posto, artatamente costituite per ostacolare l’azione repressiva della Magistratura.

 
Ma come arriva in Brianza la polvere bianca vi chiederete? Nell’inchiesta "infinito" venne fuori che fra le tante "locali" di ndrangheta individuate in Lombardia c’erano quelle di Como e di Canzo. Queste cellule erano composte da ndrine che avevano i loro referenti proprio nel territorio di Vibo Valentia e che controllano il porto di Gioia Tauro. Queste locali, insieme a quelle di Giussano e Seregno erano riuscite ad infiltrarsi nella impresa Perego Strade, perché il titolare si era rivolto a loro per farsi finanziare. La holding della ndrangheta "convinse" Ivano Perego ad inserire un suo rappresentante nel CDA dell’azienda. In questo modo tutte le attività connesse al movimento nei cantieri delle grandi opere INUTILI come le autostrade TEEM, Brebemi, Pedemontana e nel cantiere di EXPO, vedevano operare indisturbati gli automezzi forniti dalle "locali" su menzionate. Queste locali inoltre avevano un mercato parallelo di acquisto e vendita di automezzi del movimento terra. Un mercato occulto molto fiorente rivolto in particolare al nord d’Africa (li aiutavano a casa loro….direbbe qualcuno). Infatti questi manager con la pistola che facevano? Compravano sul mercato questi automezzi (nuovo o usati) li rivendevano ad acquirenti, tunisini, marocchini, egiziani etc.. e quando gli automezzi sbarcavano nei porti del nord africa veniva fatta la denuncia di furto allo scopo di incassare l’assicurazione. Per gestire il trasferimento facevano uso in particolare del porto di Genova ma anche quello di Napoli. In quei porti oltre a caricare e scaricare automezzi del movimento terra muovevano/muovono enormi partite di cocaina. Sempre dalla relazione DIA a tal proposito:




"Relativamente al settore del narcotraffico, si conferma il ruolo preminente e strategico del porto di Genova, sia in quanto infrastruttura intermodale rapidamente connessa ai mercati di consumo nazionali ed europei, ma anche per le accertate presenze, negli spazi doganali, di soggetti collusi in grado di dare supporto - al pari di quanto in precedenza segnalato per il porto di Gioia Tauro - alle cosche nella fasi di transito o sdoganamento dei container.

Infine non meno importante sono le svariate opportunità che la ndrangheta ha in Brianza per ripulire i proventi di questa enorme attività illecita e qui entrano in campo il sistema politico brianzolo e il suo sistema economico e finanziario. Sono più che sufficienti tre elementi per dare un quadro della situazione.



Nell’inchiesta “infinito” i Magistrati scrivono che la politica, nel caso Massimo Ponzoni e i suoi sodali (Perri, Brambilla e molti altri scoperti nelle inchieste “Carate Nostra”, Desio, Giussano, Seregno e Monza-Briantenopea) è: “il capitale sociale dell’organizzazione criminale.

 

In una indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza, condotta su circa un migliaio di aderenti emerge che gli imprenditori, per affrontare la crisi, vuoi di liquidità oppure di accesso agli appalti, si affidano alla criminalità organizzata. Non a caso la Dott.ssa Ilda Boccassini, vertice della DDA di Milano, anche nell’ultima conferenza stampa sulle vicende di Seregno ha tenuto a sottolineare questo aspetto. Fa scuola la banca della ndrangheta, con tanto di sportello, scoperta a Seveso nel 2015.

 

In Brianza ci sono più conti correnti che residenti. Solo negli ultimi anni il sistema bancario si è dotato di tutte una serie di regole per contrastare l’apertura di conti correnti con soldi “sporchi”. Ma oggi la ndrangheta non ha più bisogno del galoppino prestanome con la valigia piena di soldi che si presenta allo sportello per aprire il conto. Oggi investe in imprese che ormai gestiscono pezzi dell’economia “legale” attraverso il racket dei negozi nei centri commerciali, ristoranti, pizzerie, discoteche, autolavaggi, compro e vendo oro, immobiliari, sale scommesse e slot (questi due segmenti gestiti in sinergia con la camorra che ne detiene il monopolio nazionale) e altre attività ben descritte dalle relazioni della DIA.

 

Questa diffusa rete di complicità alimenta tutti i giorni la struttura del piccolo e agguerrito esercito di criminali che ha occupato la Brianza.

 


 

 

Admin, 4 ottobre 2017



 
 


giovedì 28 settembre 2017

COMUNICATO STAMPA DELL'OSSERVATORIO SUI FATTI DI SEREGNO


SEREGNO: SE NON ORA QUANDO
cogliere l’occasione per un futuro di legalità

 

Dopo una attenta analisi dell’Ordinanza di Custodia Cautelare per il sindaco di Seregno e altri 11 sodali prendono consistenza le denunce fatte dall’Osservatorio sulla colonizzazione dell’ndrangheta nel comune di Seregno. Infatti alla vigilia delle elezioni del 2015 l’Osservatorio fece una analisi dei programmi elettorali dei vari candidati sindaci e proprio per quello di Mazza e Mariani scrivevamo:

 
Sotto il profilo programmatico il candidato sindaco Edoardo Mazza è perfettamente in continuità con la precedente amministrazione comunale guidata da Giacinto Mariani capolista della Lega Nord che lo sostiene insieme a FI e liste civiche civetta piene di transfughi da NCD E ex CDU. Il programma è la fiera delle ovvietà ma spicca la totale assenza di un capitolo preciso sulle questioni della legalità che ha coinvolto proprio esponenti che nelle elezioni precedenti erano nelle liste di FI. Inoltre il candidato sindaco del centrodestra, coerentemente non pone al centro la questione della legalità e della trasparenza amministrativa, perché pur ricoprendo l’incarico di assessore all’urbanistica, a sua insaputa sarebbe stato compiuto l’ennesimo sacco della città e per il quale è in corso un processo, nel quale non è coinvolto direttamente; ma qui stiamo parlando delle responsabilità politiche e non certo penali e queste vanno sottoposte al giudizio degli elettori. Anche in questo caso, come per il Mariani Giacinto l’opportunità richiederebbe prudenza ed incognita. Del resto anche nella lista di FI spiccano nomi di rilievo come quel Gioffrè consigliere comunale, messo all’indice perché fratello di quel Gioffrè Roberto coinvolto nell’inchiesta sull’ndrangheta denominata “Ulisse”. Oggi Francesco Gioffrè da Rosarno sta comodamente in lista in compagnia di tutti quelli che nel 2012, all’epoca dei fatti, ne chiedevano le dimissioni. Tutto finito nell’italico dimenticatoio, ma è opportuno che qualcuno lo ricordi, nel malaugurato caso che: “….ma nessuno lo sapeva”.

 
Oggi appare chiaro che questa amministrazione non può continuare e sia necessario da subito un Commissario che non solo gestisca la normale amministrazione, ma coi pieni poteri conferitegli dalla carica, azzeri tutte le delibere in materia di urbanistica, allontani dagli uffici i funzionari e dirigenti infedeli anche se non colpiti da interdittive specifiche. Sciolto il Consiglio Comunale bonificato il Comune starà poi alla politica seregnese e ai suoi cittadini stabilire se si vuole voltare pagina o continuare ad essere governati dai plenipotenziari della ndrangheta.

 

28 settembre 2017

 

L’OSSERVATORIO ANTIMAFIE DI MONZA E BRIANZA
“PEPPINO IMPASTATO”

 

mercoledì 27 settembre 2017

COLONIZZAZIONE MAFIOSA DELLA BRIANZA
 
Prima Parte

Nel 2015, poco prima delle elezioni comunali, in un post su questo blog, avevamo ampiamente anticipato che in quelle elezioni c'era il virus "nadranghetista". Al di la del tour del candidato sindaco della destra Edoardo Mazza, in giro per locali che poi sarebbero stati sequestrati ai proprietari perché oggetto di interdittive della Direzione Distrettuale Antimafia, nel programma non vi era traccia di una minima attività di contrasto alle organizzazioni criminali. Inoltre il grand commis di tutta la campagna elettorale e della gestione precedente, e cioè di quando Mazza era assessore all'urbanistica, era ed è Mariani Giacinto uomo della Lega Nord. Sotto la sua guida sono iniziati gli iter per approvare un PGT a maglie larghe che permetteva il cambio di destinazione d'uso delle aree. Una su tutte l'area ex Dell'Orto di proprietà della società "G.A.M.M. S.r.l." di Linati Giuseppina, moglie di Lugarà' Antonino personaggio secondo gli inquirenti legato alla ndrangheta di San Luca in Calabria. In effetti questo signore era noto alla DDA e alla DNA perché nel 1990 in un agguato venne gambizzato nell'ambito di una guerra fra le ndrine Trovato-Flachi proprio sul territorio di Seregno.
Le accuse mosse al trio Mazza-Mariani e G. Ciafrone sono pesanti: "atti contrari programmati e voluti dal sindaco MAZZA Edoardo al fine di perseguire il predetto interesse privato riconducibile a LUGARA' Antonino e materialmente posti in essere dai dirigenti, funzionari e tecnici istruttori in servizio presso il comune di Seregno interessatisi a vario titolo alla pratica "G.A.M.M. srl".
Nell'indagine delle Procure di Monza e Milano emergono fatti inquietanti risalenti al 2015 relativi al ad un dirigente dell'ufficio urbanistica del comune di Seregno Calogero Grisafi. Corre il 13 maggio 2015 quando l'allora Sindaco Mariani (oggi vicesindaco) presenta in Procura a Monza una denuncia sulle "condotte censurabili" dell'architetto Grisafi capo del settore urbanistica del Comune. Nel settembre 2015 Grisafi, quando è insediata la nuova giunta con Mazza sindaco e Mariani vicensindaco viene trovato morto dopo aver ingerito una dose massiccia e letale di psicofarmaci. Per chi è interessato ad approfondire la questione http://www.infonodo.org/node/41715. Ma gli uffici dell'urbanistica del comune di Seregno non trovano pace. Dirigenti e funzionari etero diretti da Mazza e Mariani attivano una serie di procedure per mandare a buon fine la "pratica GAMM srl". Un iter tormentato che spinge l'allora assessora Barbara Milani, in quota alla Lega Nord, a dare le dimissioni. http://www.seregno.tv/seregno-ecco-la-lettera-di-dimissioni-dell-assessore-all-urbanistica-milani/ Poco dopo si dimette anche il segretario cittadino della Lega Nord Davide Vismara e due consiglieri comunali. Barbara Milani si presenterà poi spontaneamente ai carabinieri di Desio per contribuire alle indagini. L'ombrello protettivo di Mazza e Mariani è stato steso da Matteo Salvini per la Lega Nord e da Mario Mantovani consigliere regionale di Forza Italia ma ai tempi dei fatti assessore alla sanità, sotto processo per corruzione. Dunque dopo le inchieste "Tenace" "Infinito" "Redux Caposaldo" "Ulisse" etc... la politica lombarda e brianzola dimostra per l'ennesima volta di essere un ingranaggio importante della ndrangheta in Lombardia. La politica e l'imprenditoria lombarda e brianzola quale soggetti attivi della colonizzazione mafiosa della Lombardia.

(continua)

admin, 27 settembre 2017




venerdì 21 luglio 2017

LOMBARDA PETROLI
INGIUSTIZIA E' FATTA!

Leggeremo con attenzione le motivazioni della sentenza emessa dalla "corte di cassazione" che ha confermato le condanne comminate in 2°grado dal tribunale di Milano, per gli autori dello sversamento di idrocarburi nel Lambro il 22 febbraio 2010. In primo grado la sentenza fu di assoluzione per tutti salvo per il custode. In sostanza i cugini Tagliabue avrebbero ordinato lo svuotamento dei serbatoi che contenevano oli combustibili per non pagare le accise avendo, secondo la magistratura inquirente e quella giudicante, manomesso rapporti contabili. A dare una mano agli inquirenti si sarebbero messi a disposizione funzionari dell'agenzia delle dogane. E con questo teorema hanno tirato dritto sia la procura di Monza (con l'impugnazione della sentenza di primo grado) che la cassazione a Roma.

L'Osservatorio Antimafia di Monza e Brianza "Peppino Impastato" ha seguito la vicenda sin dalle prime ore; ha seguito anche il processo di primo grado leggendo con attenzione la sentenza di primo grado e poi impugnata dalla procura in Cassazione e le motivazioni della sentenza di Milano che invece ribaltava quella di primo grado.

Detto questo noi abbiamo sempre sostenuto, e più di una traccia in questo senso sono state rilevate sia dagli inquirenti nei rapporti ai magistrati sia nel processo, che il movente era invece da cercare nella gigantesca speculazione edilizia che era in corso sull'area. Lo sversamento serviva per svalutare il valore del terreno e dunque dell'operazione immobiliare che vedeva coinvolto il chiachieratissimo gruppo immobiliare Addamiano.  Questa pista non fu mai seguita (per altro non avrebbe potuto nascondere gli ordini e le giacenze che stavano nei giganteschi silos della lombarda). Inoltre nelle motivazioni della sentenza di primo grado emergono fatti e circostanze che nemmeno nel dibattito vennero fuori come la notte dei segnali da un'autovettura nel parcheggio e il fatto che il custode facesse uso quotidiano di cocaina; un vizio che col solo stipendio da custode non poteva certo permettersi. Per altro nella nomenclatura aziendale del gruppo Addamiano c'era un soggetto (omissis) che aveva e probabilmente ha ancora legami con quel mondo delle discoteche finito nell'inchiesta "REDUX CAPOSALDO". Sarebbe stata certo una pista più difficile; ma come ci siamo arrivati noi potevano molto più autorevolmente arrivarci lor signori che invece hanno preferito le comode veline del santuario intoccabile dell'Agenzia delle Dogane; un santuario continuamente lambito da inchieste ma mai profondamente indagato per le relazioni pericolose di suoi funzionari e dirigenti. Sembra che i magistrati giudicanti di Milano e Roma non abbiano nemmeno letto le carte dei processi precedenti, producendo a nostro parere un grave atto di ingiustizia.

Dunque riteniamo, e su questo situazione stiamo lavorando (attendevamo la sentenza della cassazione) che gli autori materiali di questo disastro sono ancora a piede libero. Con questa sentenza inoltre si chiude definitivamente una opportunità per rilanciare sotto il profilo economico ed industriale l'area Lombarda e i cittadini di Villasanta e brianzoli dovranno aspettare decenni e per questo potranno ringraziare una "giustizia malata".

admin, 21 luglio 2017

mercoledì 19 luglio 2017


Nonostante gli aiuti del governo i conti del circo F1 sono in rosso
 
 
Monza - La Ferrari fa volare la vendita dei biglietti per il GP d'Italia
Su incarico del presidente ACI, gli ingegneri Pietro Giannattasio, Maurizio Crispino e Francesco Sylos Labini con la collaborazione di Francesco Rapisarda, il 30 aprile2013, avevano preparato una dettagliata relazione che prevedeva le opere da eseguirsi in tre fasi tra il 2014 e il 2016 comprendenti tra l'altro la demolizione e ristrutturazione della pista, l'intervento di manutenzione straordinaria della pit lane che presenta “diverse criticità funzionali e strutturali”, lavori di adeguamento dei sovra e sottopassi, inparticolare dei sottopassi del rettifilo delle tribune il cui costo era stimato in 600 mila euro e la “riqualificazione e impletamento dei bagni pubblici” con un costo di 500 mila euro; la riqualificazione della tribuna d'onore (2,8 milioni) e 2,4 milioni per riqualificazione di 25 tribune a cui dovevano aggiungersi 1,6 milioni per il paddock e 5 milioni per il nuovo ristorante-bar da realizzarsi nell'ex area Festival: Inutile dire che non avendo Regione Lombardia mantenute le promesse, i lavori neppure sono iniziati.
Soltanto da alcuni mesi nuovi bagni pubblici sono stati realizzati dietro alla tribuna centrale ed una visita, sollecitata da Angelo Sticchi Damiani dopo una rovente telefonata del presidente Jean Todt allertato dagli organizzatori francesi di ACO (24 Ore Le Mans) agli ingegneri Giannattasio e Crispino piombati a Monza all'indomani della gara di 4 Ore ELMS sono stati deliberati i lavori dei servizi igienici dentro al paddock. Mentre opere di ammodernamento delle tribune, per renderle più comode, sono state eseguite ed a breve inizieranno anche lavori alla pista.
Lavori annunciati a marzo da Ivan Capelli, presidente dell'Automobile Club di Milano, nel corso della premiazione dei soci sportivi. “Aci Milano ha investito tutta la propria energia e determinazione per tenere a Monza il Gran premio – aveva dichiarato -. Il Gran premio 2016 ha chiuso un'era e ne apre un'altra, abbiamo davanti un futuro di nuoveiniziative e migliorie per il circuito”.
Al 30 aprile l'ACI ha versato alla FOM i 22 milioni di dollari previsti dal contratto siglato il 29 novembre 2016 (fino allo scorso anno il pagamento avveniva il giorno dopo il Gran premio – ndr).
Grazie ai numeri di immatricolazioni PRA, il bilancio ACI ha chiuso con un segno positivo di 49 milioni prima del pagamento delle tasse. Mentre in negativo per 35 milioni sono state invece le attività istituzionali.
 Le prestazioni della Ferrari hanno dato una bella spinta alle vendite dei biglietti del Gran premio; anche se c'è da dire che bastava acquistare la tessera ACI da 30 euro per aver diritto a biglietti di tribuna parabolica interna scontati da 250 a 140 euro (rivista ACI L'Automobile – Giugno 2017).
 Sarà quindi da verificare quanto ha reso alla fine la biglietteria, tenuto conto che l'organizzazione del Gran premio richiede una cifra attorno ai 19 milioni di euro. Finora gli incassi non hanno mai raggiunto gli 11 milioni di euro.
Quest'anno, poi, c'è un'altra voce di spesa: “spettacolarizzazione del Gran premio”, affidata a Fandango SpA. Di cosa si tratta non si sa. Si ipotizza legata alla pubblicizzazione dell'evento Gran premio a Milano, come da accordi con Liberty Media
 
 
 
A cura di Pier Attilio Trivulzio (infonodo.org)
Admin, 19 luglio 2017

lunedì 19 giugno 2017

BALLOTTAGIO PER L'ELEZIONE DEL SINDACO DI MONZA.
ALLEVI SINDACO "ROLL UP" COME I SINDACI DEL CENTRO DESTRA A MUGGIO' A SEREGNO E A DESIO. SCANAGATTI PROVA A RISCATTARE 5 ANNI DI OPACITA'

Come avevamo anticipato nell'analisi dei programmi dei vari candidati sindaci alle elezioni amministrative di Monza quasi tutti hanno declinato la questione della legalità sul piano della sicurezza e della militarizzazione del territorio. Nulla di specifico sul contrasto alle organizzazioni criminali che hanno colonizzato la terza città della Lombardia. Anche i due candidati che vanno al ballottaggio, Scanagatti e Allevi, immaginano che il contrasto alla illegalità sia fatto di ronde, sgomberi, droni e militarizzazione del territorio (Allevi) oppure più illuminazione, presidio del territorio e un po' più trasparenza nella gestione della cosa pubblica (Scanagatti). Ma al di là delle promesse pre-elettorali vediamo i curricola dei due candidati sindaci in materia di legalità e di contrasto alle organizzazioni criminali nelle loro esperienze passate e recenti.

Allevi nella sua carica di Presidente della Provincia di Monza e Brianza nel 2009 vara una giunta provinciale che vedrà piano piano assottigliarsi per i continui arresti di assessori come Ponzoni, Perri e Brambilla. Questa vicenda, nella quale Allevi è comparso solo come "persona informata dei fatti" genera una semplice riflessione: se Allevi non era a conoscenza delle relazioni pericolose degli aspiranti assessori (già ampiamente denunciate sia a Monza, che a Desio oppure al Pirellone) vuol dire che li ha nominati su procura delle forze politiche senza chiedere loro le necessarie e dovute referenze. Nel 2007 Allevi è vicensindaco di Monza nella prima giunta Mariani nella quale ci sono persone che già nel 2008 iniziano la loro attività illegale come l'allora assessore all'ambiente Giovanni Antonicelli che verrà poi arrestato. In quell'ordinanza di custodia cautelare (pag. 4 OCC PM Tranquillo del 4 dicembre 2013 da inchiesta Clean City), spiccano anche i nomi dei faccendieri legati a vario titolo al centro destra monzese come Gabetta, Malegori, Rhao, e quel Daniele Petrucci con un passato nella desta monzese tanto cara proprio ad Allevi. In un caso e nell'altro Allevi ha dimostrato superficialità e scarso senso della legalità e della trasparenza amministrativa. In sintesi Allevi conferma il format dei sindaci di centrodestra che lasciano fare ai capibastone dei gruppi di potere come fece Zanantoni a Muggiò quando in Comune circolavano personaggi come Lo Mastro e Cristello, soggetti coinvolti sia nel crack della Tornado Gest e nell'inchiesta contro la ndrangheta "INFINITO". Anche l'attuale sindaco di Seregno Mazza e quello precedente, oggi vice-sindaco Mariani,  non solo hanno lasciato fare ma hanno fatto pezzi della loro campagna elettorale in locali che poi sono stati sottoposti a sequestro perché i titolari sono stati arrestati per organizzazione mafiosa. Tant'è che oggi anche l'assessora all'Urbanistica Barbara Milani della Lega Nord è costretta a gettare la spugna. http://www.seregno.tv/seregno-ecco-la-lettera-di-dimissioni-dell-assessore-all-urbanistica-milani/.

Roberto Scanagatti, pur avendo sottoscritto nel 2012 impegni sulle tematiche della legalità, sottoscrivendo la carta di Pisa e il relativo Codice Etico, vara la Commissione Antimafia che poco dopo, inspiegabilmente, la scioglierà e dell'adesione alla carta di Pisa e del codice etico non ci saranno più tracce. L'attività di Scanagatti non è stata direttamente condizionata dalle attività criminogene ma, sia in relazione agli appalti in essere che per quelli in divenire qualche problema di trasparenza e superficialità c'è stato: nei casi dell'Autodromo, della Villa Reale (ricordo che il Sindaco di Monza è anche il Presidente del Consorzio Parco e Villa Reale),  e quello dei RSU con l'Impresa Sangalli. Proprio su quest'ultimo abbiamo assistito ad una transazione fra Comune ed Impresa che ci ha lasciato sconcertati: il Tribunale di Monza nell'ordinanza di sequestro dei beni della famiglia Sangalli nell'ambito del processo Clean City, calcola in circa 12 milioni di euro il danno che avrebbe provocato al Comune la Sangalli per i mancati servizi e per le doppie e triple sovrafatturazioni. Scanagatti invece di ottemperare alla sentenza, si accorda con la Sangalli per 6 milioni di euro e qualche servizio in più. La motivazione fu che vi era la necessità di recuperare subito delle risorse: ma la legalità? Le sentenze? Il Tribunale celebra processi e commina condanne per passatempo? Questo modo di amministrare non è di ostacolo all'organizzazione criminale, che stava alla base delle inchieste (Briantenopea e Clean City), ma la incoraggia e la convince che si possono fare affari con le giunte di "qualsiasi colore".

admin, 20 giugno 2017

martedì 6 giugno 2017

Omicidio Vivacqua, processo d'Appello. La testimonianza di Selmi apre una crepa
nella sentenza di primo grado
 
“Un vero e proprio noir nel cuore dell'operosa Brianza. L'intera vicenda assume le tinte fosche del romanzo popolare fatto di gelosia, rancore e sordidi interessi economici”, fu il commento dei carabinieri, quando nel marzo 2014 il Gip del Tribunale di Monza firmò l'ordinanza d'arresto per Germania Biondo, Diego Barba e Salvino La Rocca, accusati di aver ucciso Paolo Vivacqua (Antonino Giarrana e Antonio Radaelli erano già in carcere per l'uccisione di Franca Lojacono).
In primo grado, dopo 22 udienze, Germania Biondo ex moglie del rotamat di Ravanusa - ucciso nel suo ufficio di Desio la fredda mattina del 14 novembre 2011 - viene “assolta per non aver commesso il fatto”.
Nel corso della seconda udienza del processo di Appello che si sta svolgendo al Tribunale di Milano, un altro basilare tassello del teorema viene messo in discussione.
Il teste Marco Selmi, colonnello della Guardia di finanza depone ed alla domanda del Procuratore Generale Galileo Proietto: “Barba, che è imputato in questo processo, lei l'ha mai conosciuto?”.
Mai. Questo cognome per la prima volta l'ho appreso dopo la deposizione che io ho reso a Monza”.
PG: “Poiché agli atti di questo processo risulta una deposizione testimoniale di avere saputo che Cascardo Attilio (socio di Barba nell'agenzia investigativa – ndr) si sarebbe rivolto ad un colonnello della Guardia di finanza per avviare un'indagine le chiedo se ha mai conosciuto o sentito parlare di Cascardo Attilio”.
Selmi:“Mi fu presentato occasionalmente a Sondrio nel 2011 da un colonnello dei carabinieri investigatore che ora si trova in Libia”.
PG: “Cascardo le ha fornito degli elementi, non come fonte confidenziale , ma elementi per aprire un'indagine nei confronti...”.
Selmi è categorico: “No!
PG: “Dopo quella presentazione a Sondrio ha rivisto Cascardo?”.
Selmi: “Sì, quando ero comandante a Lodi; ma non c'entra niente con l'attività investigativa”.
PG: “E neanche gliene parlò a Sondrio?”, insiste il Pg.
Selmi: “No”.
Passaggio importante della testimonianza di Selmi, perché smentisce quello che i giudici scrivono nella sentenza di primo grado: “Significativa è la deposizione del colonnello Selmi dalla quale emerge il ruolo di confidente del Barba, persona che sa muoversi bene all'interno delle forze dell'ordine... Ulteriore tentativo di depistaggio è rappresentato dalla indicazione che l'omicidio di Vivacqua avrebbe potuto essere maturato in ambito familiare dei fratelli di Lavinia Mihalache”.
E ancora: “Barba tenta il colpo vincente: 'vanificare' le dichiarazioni di Guttoso Gino e screditare Mignemi Luigi indicando Nappa Giuseppe a fare dichiarazioni che indicano Barba e la Biondo d'accordo con i fratelli Mihalache per uccidere Paolo Vivacqua. La mente di questa pista falsa e subdolamente artificiale è Barba , e in questo caso Nappa è il braccio”, è la conclusione dei giudici monzesi.
PG Galileo Proietto: “Per quanto riguarda sia l'indagine per le fatture false, per associazione per delinquere, reati fiscali e poi per quanto riguarda l'omicidio di Paolo Vivacqua , che è poi seguito, lei ha raccolto elementi provenienti da fonti confidenziali e le ha trasmesse ai reparti operativi?”.
Selmi: “Le informative certo che, si. Le prime informative sul gruppo Vivacqua sono sul finire del 2010, quando ero comandante provinciale a Sondrio. Queste informative emergevano in un ambito diverso investigativo e anche giudiziario. È in questo contesto che, sviluppata l'attività informativa delle fonti confidenziali, decidemmo di trasferire le informazioni ai reparti milanesi, d'accordo col procuratore dell'epoca, il dottor Napoleone.
Nel marzo 2011, se non ricordo male, poiché gli step informativi erano già sette o otto, segnalammo una cassetta di sicurezza dicendo tra le altre cose: “Guardate che c'è una chiave in quel posto, la chiave di quella cassetta è intestata a questo, dovrebbero esserci 180 mila euro”. Ci risposero che ne avevano trovati 160 mila”.
PG: “A chi avete dato queste informazioni?”.
Selmi: “Io le ho trasmesse al Comando provinciale di Milano e a tutto il sistema informativo della Guardia di finanza. Trasferito da Sondrio a Lodi ho continuato ad attivare le reti informative tant'è che ad un certo punto, delegato da Monza a condurre le indagini sull'omicidio, riattivai le fonti confidenziali, informazioni assunte e semplicemente trasmesse”.
PG: “Per quanto riguarda l'omicidio, non ha mai ricevuto informazioni confidenziali quando era comandante a Lodi?”.
Selmi: “Certo che sì. Le ho avute dalla rete informativa che ho riattivata su specifiche richieste dello stesso pubblico ministero. Ho fatto un'informativa diretta al pubblico ministero dicendo: “Questa è la riattivazione, questo è quello che abbiamo saputo. Noi ci asteniamo dal fare qualsiasi attività d'indagine. E' evidente che poi queste cose il pubblico ministero le avrà trasmesse ai reparto interessati all'omicidio o anche all'altra indagine in materia di reati tributari che era quella che aveva innescato...”.
PG. “Sull'omicidio di Vivacqua informazioni non ne ha trasmesse?”.
Selmi: “Mai. Io ho trasmesso qualcosa a febbraio su un'ipotesi di possibile omicidio in corso d'esecuzione, o meglio, in fase di preparazione. Tant'è vero che fui convocato alla Procura di Milano dal pm Albertini e le dissi: “Fate indagini”.
L'avvocato Celi di parte civile chiede a Selmi: “Una precisazione: cosa intende per omicidio in fase di progettazione?”.
Selmi: “Progettazione, ho precisato, perché l'informazione era questa: Paolo Vivacqua stava progettando un omicidio ai danni di qualcuno, per questa progettazione sarebbe salito su nel monzese un soggetto siciliano. Noi trasmettemmo questa informazione a cui ne seguì un'altra in cui dicemmo: “Guardate che il soggetto che è salito dovrebbe essere questo. Lo identificammo e segnalammo che c'erano dei collegamenti con la Sicilia e trasmettemmo queste cose dicendo: “Noi non abbiamo fatto accertamenti. Fu in conseguenza della prima informativa che sono stato chiamato dalla dottoressa Albertini alla quale ho detto: “Con la mia esperienza di criminalità organizzata, so che a volte quando si sta preparando un omicidio, poi l'obiettivo dell'omicidio arriva prima. Fate indagini”.
Avvocato Manganello: “In che periodo siamo?
Selmi: “Maggio 2011”.
PM Galileo Proietto: “Lei è stato incaricato dal pubblico ministero di riattivare l'indagine? Ho capito male?”.
Selmi: “Esattanente così. C'è stato uno step prima: fui chiamato dal collega che dirigeva il gruppo della Guardia finanza di Monza dicendomi: “Guarda che qua è successo questo, ci puoi dare una mano per approfondire?”. Io dissi: “Non c'è problema, riattivo la rete” e cominciai a trasmettere alcune informazioni e, praticamente, quasi contestualmente fui convocato dalla dottoressa Donata Costa che non sapeva della informazione che io avevo trasmesso a maggio perché evidentemente c'era stata difficoltà di comunicazione tra Procure. Per cui, presa cognizione di quella, fui richiamato, evidentemente anche perché il collega della Guardia di finanza di Monza ebbe forse a descrivere che i contenuti delle informazioni trasmesse erano sostanzialmente attendibili. Quindi alla richiesta di riattivare risposti che sì, non c'era problema”.
PG: “Leggo dalla deposizione da lei rilasciata in Tribunale a Monza che ha ricevuto informazioni su una pista che portava ai fratelli della convivente della vittima?”.
Selmi: “Sì. E quello che ho scritto. E' quello che ho saputo”.
PG: “Mentre invece riguardo all'altra pista, tra virgolette siciliana, non c'era più nulla?”.
Selmi: “Io sono abituato a non forzare il confidente. Chiedo: “Dimmi quello che sai”.
PG: “Ha mai fornito informazioni confidenziali per lo sviluppo delle indagini alla Guardia di finanza di Gorgonzola che già lavorava con la Procura di Milano sulle società di Vivacqua?”.
Selmi: “Paradossalmente no. Mi spiego. Acquisita la notizia, la inserisco in un sistema dedicato. Dal sistema dedicato viene passata al Comando provinciale competente per territorio e contestualmente al Comando generale a Roma e a tutto il sistema italiano perché ci possono essere ricorrenze che interessano più ambiti territoriali”.
PG: “La risposta è?”.
Selmi: “Il Comando provinciale l'ha sicuramente girata a Monza e questo lo so perché Monza fu fatta una richiesta a me. “Mi dite se sono attendibili queste notizie?”. La risposta fu: “Sono attendibili”. Avevano trovato la chiave della cassetta e dentro la cassetta c'era il denaro contante. In quanto alla sua domanda se ho mai fornito direttamente alla Guardia di finanza di Gorgonzola notizie confidenziali sullo sviluppo delle indagini rispondo no. Se sono arrivate a Gorgonzola sono arrivate tramite gerarchico”.
Esaurite le domande per il colonello Selmi è la volta della testimonianza del luogotenente dei Carabinieri Giovanni Azzaro: “Dall'epoca dell'omicidio, dal 14 novembre 2011 a maggio/giugno 2013 sono state condotte dal nucleo investigativo di Monza; noi subentriamo ufficialmente dal 13 maggio 2013 avanzando delle richieste alla Procura di Monza in relazione a notizie acquisite da fonte confidenziale (Gino Guttuso - ndr). Chiediamo di poter acquisire i tabulati del traffico telefonico su alcune utenze di soggetti che ci erano stati indicati come soggetti coinvolti nell'omicidio”.
L'avvocato Manuela Cacciuttolo che difende la Biondo e in appello anche Barba, si oppone in quanto riferisce di fonti confidenziali. A lei si associa l'avvocato Angelo Pagliarello difensore di Giarrana.
Presidente Fabio Tucci: “Al solo fine di comprendere perché all'esito delle informazioni ricevute dalla fine le indagini sono state indirizzate in una certa direzione. Sotto questo profilo la domanda è ammissibile”.
Azzaro: “Acquisiti, i tabulati lasciano intravedere uno spiraglio investigativo che poi è stato...Diciamo dall'estate 2013 all'inizio 2014 quando gradualmente poi via via le operazioni di intercettazione telefonica, ambientale e quant'altro vengono concluse...”.
PG. “Avete intercettato i telefoni oppure intercettazioni ambientali anche di Diego Barba e della signora Biondo?Avete avuto difficoltà per intercettare Barba e la Biondo?”.
Azzaro: “Inizialmente no per quanto riguarda le utenze telefoniche. Attività invasiva qualora l'obiettivo da colpire è un'autovettura perché bisogna mettere in atto intrusioni vere e proprie. Ricordo il caso in cui avevamo predisposto l'attivazione di intercettazioni ambientali e GPS sull'autovettura di Germania Biondo. L'avevamo convocata in caserrma, lei si presentò accompagnata dalla madre che rimase sull'auto...Uscita dalla caserma l'auto fu seguita, la Biondo scese e si incontrò al bar con Barba mentre la madre rimase sulla vettura”.
PG: “Erano stati apprestati altri strumenti per evitare intercettazioni?”.
Azzaro: “Non sono mai stati intercettati colloqui telefonici tra la Biondo e Barba però sono stati intercettati colloqui ambientali in quanti i due si vedevano”.
PG. “Diego Barba utilizzava sistemi di bonifica delle autovetture, lo avete riscontrato?”.
Azzaro: “Barba era investigatore privato...Potrei dire degli stratagemmi per non essere ascoltato in maniera diretta, ai quali entrambi ricorrevano quando dovevano incontrarsi...Comunicavano tramite una loro amica, Luisa Aronico. La donna fungeva da collegamento tra i due. Abbiamo intercettato diversi sms e conversazioni telefoniche sia da parte di Barba verso la Aronico sia da parte della Aronico verso la Biondo. I contenuti degli sms e le conversazioni sono talmente chiari che è ovvio che i due si incontravano o si vedevano“.
PG: “Se la Aronico non c'era come comunicavano?”.
Azzaro: “In maniera diretta. Tra le loro utenze telefoniche, non mi risulta che vi fossero contatti diretti. Ci sono state circostanze in cui, entrambi sotto intercettazione, hanno interessato le medesime celle...Ricordo un'occasione: quando si sono trovati a Desenzano del Garda nella medesima unità di tempo e spazio. No..no, non li abbiamo seguiti. E' stata fatta ricostruzione delle celle interessate al traffico telefonico. In quell'occasione stessa cella stessa data e fascia oraria. Analogo episodio a Seregno”.
PG: “Dai servizi d'osservazione è emerso qualcos'altro sul modo di comunicare dei due?”.
Azzaro: “Si.Si. La Biondo gestiva una cartoleria, non ricordo se a Biassono o Macherio. Le celle di Barba interessavano le stesse celle. I due avevano l'accortezza di non farsi vedere assieme in luoghi noti....La nostra ipotesi investigativa è che evitavano di farsi vedere in pubblico essendoci una relazione incontrovertibile”.
Esaurite le domande del Procuratore generale l'avvocato Cacciuttolo chiede ad Azzaro se ha elementi per dire che la sistemazione di un pacchetto di fazzoletti di carta messo tra la plafoniera dell'auto e l'interruttore della plafoniera è stato messo dalla signora Biondo. “E' una sua deduzione, valutazione o supposizione?”.
Azzaro: “No. Ho detto che in altre indagini, anche in materia di narcotraffico e criminalità organizzata sono accorgimenti rudimentali però molto validi riscontrati in altre indagini”.
Cacciuttolo: “Può averli messi anche qualcun altro, per esempio chi riferisce, come le fonti confidenziali...”
Azzaro: “Non so chi l'abbia messo”.
Presidente Fabio Tucci: “Il suo pensiero è stato questo?”.
Azzaro: “Si”.
Cacciuttolo: “Lei prima ci ha riferito di intercettazioni ambientali tra la Biondo e Barba, stiamo parlando del 2013?”.
Azzaro: “No, 2014. Estate 2014”.
Cacciuttolo: “Non è possibile, li hanno arrestati il 29 marzo 2014”.
Azzaro: “Mi correggo, 2013. Giugno o luglio”.
Cacciuttolo: “Rispondendo al pm ha riferito che la Biondo aveva aperto un negozio, una cartoleria”.
Azzaro: “Si recava presso questa cartoleria ma non so se fosse intestata a lei. Non abbiamo fatto accertamenti. Non siamo mai andati nel negozio”.
Cacciuttolo: “Il 1. luglio 2013 la signora Biondo ha aperto un'attività a Sovico”.
Appare in difficoltà il luogotenente Azzaro quando il legale dell'ex moglie di Vivacqua lo incalza chiedendogli dei contatti telefonici tra Luisa Aronico e Diego Barba. Dodici in totale dalla morte di Vivacqua all'arresto della Biondo.
Ottiene dal teste un “No” in risposta alla domanda se siano mai stati disposti OCP (pedinamenti - ndr) dopo la triangolazione telefonica Barba-Aronica-Biondo.
Una lunga lista di no quando gli viene chiesto se la Aronico è mai stata sentita a sommarie informazioni o il commercialista Bianchi; che la moglie di Diego Barba aveva spostato la residenza da Desio a Campobello di Licata essendosi presentato un problema per il pagamento delle cartelle IMU e ICI; quando le intercettazioni a tre riguardano il problema dell'apertura della partita Iva per il negozio di Sovico....Ennesimo no sul viaggio a Desenzano del Garda del 14 luglio 2013. C'è l'intercettazione della Biondo in auto con la madre, parlano dei figli che vogliono vedere e comprare la casa di Desenzano. E i carabinieri di Desio che intercettano non lo sanno. La loro inchiesta si è basata soltanto sull'aggancio delle celle telefoniche.
“E' evidente presidente”, commenta il PG Proietto.
Presidente Fabio Tucci: “Si, è assolutamente evidente. Oramai la domanda è stata fatta....”.
Cacciuttolo: “Lei è a conoscenza della relazione del colonnello Selmi?”.
Azzaro: “Ne sono venuto a conoscenza dopo il processo”.
Cacciuttolo: “Selmi ha detto di averla depositata nel 2012 in Procura a Monza. E lei su domanda del presidente di Corte d'Assise in relazione al problema delle fonti dichiarò: “Diciamo, un'altra notizia che, a nostro avviso, è parsa non corrispondente alla realtà dei fatti, è quella a suo tempo acquisita dal colonnello della Guardia di finanza di Lodi, Selmi, che ha riferito alla Procura con un'annotazione riguardante una certa situazione”. Questo disse il 26 gennaio 2015”.
Presidente Fabio Tucci: “Avvocato, la domanda qual è?”.
Cacciuttolo: “Gli ho chiesto se era a conoscenza della relazione Selmi , mi ha detto di averlo saputo soltanto dopo questo procedimento. Faccio presente che loro lo sapevano in corso d'opera però non hanno ritenuto la notizia rilevante. La mia domanda è: avete fatto attività d'indagine sulla relazione Selmi?”.
Azzaro: “No, perché l'abbiamo saputo dopo. Infatti Selmi non l'ha riferita a noi, l'ha riferita alla Procura, al pubblico ministero titolare del procedimento dell'epoca (Donata Costa – ndr). E' chiaro che alla fine delle indagini, li abbiamo confrontati e la mia deposizione riguardava l'averlo saputo dopo, non durante le indagini”.
Cacciuttolo: “Dalla dottoressa Costa un input di investigare questa fonte non vi è mai arrivato”.
Azzaro: “No”.
L'avvocato Salvatore Manganello difensore di Salvino La Rocca chiede lumi sulla sicurezza del sistema utilizzato per le intercettazioni.
Azzaro: “E' indicativo. Può essere variabile la copertura in base a tanti fattori....
Manganello: “Quindi per fare un esempio: aggancio una cella di Seregno e mi trovo nel paese confinante?”.
Azzaro: “Sì, Seregno è attaccato a Desio e a Cesano Maderno, può capitare...”.
Manganello: “Quindi senza attività di OCP il riscontro non è assolutamente certo. E' giusto dire così?”.
Azzaro: “Si, è chiaro che...”.
Avvocato Pagliarello. “Le vostre intercettazioni riguardano La Rocca, Barba, la Biondo...chi erano altri interessati da queste intercettazioni, per esempio Guttuso?”.
Azzaro: “No”.
Pagliarello: “C'erano poi le ambientali. Oltre alle telefonate in entrata e uscita. In quel periodo, in una qualsiasi di quelle telefonate, ha mai sentito parlare dell'omicidio di Vivacqua?”.
Azzaro: “Durante le conversazioni telefoniche? No”.
PG: “Sono andati i suoi uomini a perquisire Diego Barba? Hanno constatato casseforti, che c'erano armadi in metallo?”.
Azzaro: “Infatti sono state sequestrate armi..”.
Alessandro Frigerio legale con Salvatore Manganello di Salvino La Rocca si oppone.
il tema del riesame è necessariamente circoscritto – dice -. E' una precisazione di tema introdotto nell'esame diretto e che, all'esito del controesame, rimane contestato”.
Presidente Fabio Tucci: “E' vero però l'abbiamo condotto con una certa libertà, anche in favore della difesa”.
Frigerio: “Azzaro, dai tabulati da voi acquisiti nel 2013 avete provveduto a verificare la compatibilità delle dichiarazioni testimoniali rese a voi nell'immediatezza del fatto?”.
Azzaro: “I tabulati riguardavano soggetti poi oggetto di intercettazione da parte nostra”.
Frigerio: “Non siete mai venuti in possesso dei tabulati telefonici anche della vittima relativamente al periodo di intercettazione di Gorgonzola, quindi prima e dopo l'omicidio?”.
Azzaro: “No”.
Frigerio: “Nessun tipo di controllo neanche sulle dichiarazioni della signora Mihalache Lavinia? Nessun tipo di controllo è stato fatto?”.
Azzaro: “No”.
Alimenta dubbi sulla sua credibilità la testimonianza di Luigi Mignemi che incalzato dalle domande dei difensori Gianluca Orlando e Angelo Pagliarello finisce per abbandonare l'aula e però viene nuovamente invitato dal presidente a continuare la testimonianza basti dire che, su domanda dell'avvocato Pagliarello, Mignemi dichiara: “C'è un particolare che mi ha detto Giarrana, che questo signore (Paolo Vivacqua – ndr) nel momento in cui è stato ucciso era su una cattedra, sulla cattedra nel suo ufficio, perciò non mi ha detto altro, che hanno cercato del denaro”.
Pagliarello: “Cioè una cattedra nel senso che era sopra con il fisico, con il corpo?”.
Mignemi: “Sì, penso che era...la cattedra, come sono io, mi sparano e io...”.
Pagliarello: “E Vivacqua finisce sulla cattedra?”.
Mignemi: “Penso”.
Il corpo di Paolo Vivacqua venne trovato disteso sotto la scrivania.
Mignemi è personaggio coinvolto in processi per aver fatto parte della 'ndrangheta , in particolare del clan di Giuseppe Mazzaferro (processo Fiori di San Vito e Isola Felice), nonché accusato di furto, ricettazione e stalking.
Nel processo Isola Felice, è stato accusato di rapine agli uffici postali per finanziare le 'ndrine. Mignemi ha ottenuto le attenuanti della collaborazione.
Prossima udienza l'8 giugno. Di scena le parti civili: l'avvocatessa Daria Pesce per i fratelli Antonio, Gaetano e Davide Vivacqua e l'avvocatessa Ambra Ferretto per Lavinia Mihalache e il minore Nicolas Vivacqua
 
 
a cura di Pier Attilio Trivulzio